MEDICINA

Gemelli operati in utero a Roma, intervento record li salva. La mamma: «I piccoli stanno bene»

Sono salvi i due gemellini affetti da una grave sindrome da trasfusione feto-fetale (TTTS) operati in utero alla 26° settimana di gestazione. Il delicato e complesso intervento è stato eseguito al Gemelli da una équipe quasi tutta al femminile coadiuvata dal guru della chirurgia fetale in Europa e nel mondo, Jacques Jani. Oggi i bambini hanno due mesi e mezzo e godono di ottima salute. La loro esistenza è stata però appesa a un filo a causa di una gravidanza gemellare monocoriale biamniotica. I piccoli avevano cioè due sacchi amniotici ma dividevano un’unica placenta. Una condizione per la quale l’intervento è necessario, ma molto rischioso. «Si tratta di un intervento complesso per una condizione comunque ad alta probabilità di gravi conseguenze, se non trattata», ha spiegato Jani. A firmare il trionfo della chirurgia fetale del Gemelli anche la sua allieva, Elisa Bevilacqua

«L’operazione è stata un successo: i gemellini non hanno subito danni e non ci sono state complicazioni ostetriche per la mamma. Sono nati per taglio cesareo a 35 settimane e sono la gioia di mamma Felicia, papà Salvatore e della sorellina», ricorda Elisa Bevilacqua, dirigente medico ad alta specializzazione presso l’Ambulatorio di Gravidanza Multipla del Servizio di Patologia Ostetrica. «Senza questi medici, i miei figli non sarebbero qui», racconta la giovane mamma: «Ero ben al corrente di rischi della mia gravidanza e di questo intervento, ma sapevo anche che senza intervenire i miei piccoli non avrebbero mai visto la luce. A venticinque settimane di gravidanza avevo già sette litri di troppo di liquido amniotico che mi davano dei dolori atroci». 

Anche il fattore tempo può incidere sulla buona riuscita dell’operazione. «L’intervento deve essere eseguito nel più breve tempo possibile, per evitare la rottura delle acque, una complicanza che si verifica purtroppo nel 15% dei casi», spiega Jacques Jani. In Europa ci sono pochi centri specializzati per la sorveglianza e gestione di tale condizione e, ad oggi, in Italia solo sette sono in grado di eseguirlo. La TTTS che complica quasi il 15% delle gravidanze monocoriali è la più importante causa di morte e disabilità nei gemelli. Se non trattata, il rischio di perdere entrambi i bambini è del 95%. Le gravidanze gemellari monocoriali rappresentano solo il 20% di tutte le gravidanze gemellari ma comportano un elevato rischio di mortalità e morbilità. 

Questo aumento di rischio, ha spiegato Bevilacqua, è dovuto alla presenza di comunicazioni tra le due circolazioni fetali che avviene attraverso dei vasi speciali, detti anastomosi. Normalmente il sistema di scambio di sangue avviene in modo ‘equo’ tra i due feti ma ci sono casi in cui il sangue va in misura maggiore da un gemello verso l’altro, determinando l’insorgenza della TTTS: mentre il gemello “donatore” si impoverisce di sangue, il “ricevente” se ne arricchisce troppo e, facendo tanta pipì, provoca un aumento delle dimensioni del sacco amniotico. «Scopo dell’operazione è dividere in due la placenta per bloccare il passaggio di sangue da un gemello all’altro, dividendo le circolazioni dei due piccoli e andando a coagulare con il laser i vasi che le mettono in collegamento – spiega Bevilacqua- In questo modo, al termine dell’intervento, ogni gemello ha la sua parte di placenta, non più comunicante con quella dell’altro gemello». Proprio come nel difficile caso dei due gemellini che, adesso, possono sorridere felici tra le coccole e i baci di mamma e papà.