CRONACAFOOD&WINE

Al Pantheon tavoli imbanditi a terra per la protesta di cuochi e ristoratori Fipe

Bicchieri a calice, sottopiatti d’argento, piattini per il pane, tovaglie bianche: hanno apparecchiato in modo volutamente elegante, ma per terra, i cuochi e i ristoratori della Fipe – Confcommercio che questa mattina hanno manifestato al Pantheon in contemporanea con altre 24 piazze italiane, dal Duomo a Milano a piazza Carignano a Torino, a Santa Lucia a Napoli. T

Tavoli a terra perché «siamo a terra», ripete il neo presidente di Roma Sergio Paolantoni: «Anche noi siamo importanti non solo l’industria – prosegue alla fine e dopo che la tromba ha suonato il “Silenzio” – . Le nostre 300mila imprese in Italia danno lavoro a un milione e 200mila addetti e danno vita al Paese. Ma oggi siamo a terra e sopportiamo da mesi la definizione di “attività non essenziali”. Eppure noi diamo ogni mattina la colazione a 11 milioni di persone con il sorriso, e con responsabilità ci siamo adeguati a tutte le regole che il governo ci ha dato. Noi non siamo responsabili dei contagi. Apprezziamo l’impegno del nuovo decreto del governo per gli aiuti, ma speriamo che arrivino subito con la cancellazione dei prossimi impegni fiscali. Nulla può comunque compensare il nostro diritto al lavoro».PUBBLICITÀ

E se sulla piazza del Pantheon come nelle altre piazze riportano il conto della chiusura alle 18, in «27.100, 00» euro, solo nella Capitale si sa già che sono a rischio 5mila imprese e 20mila addetti e che la perdita è «incalcolabile» come ripete Sergio Paolantoni. Tutti indossano anche grandi cartelli bianchi con gli hashtag da «vogliamo lavorare» al conto della crisi. Fra le tovaglie si aggirano i cuochi con il loro cappello ed i titolari di bar, ristoranti, locali. Come lo stesso vice-presidente della Fipe Roma Antonio Flamini, presidente anche del Silb, il sindacato dei locali da ballo che parla di «completa chiusura» e «per noi non si intravede neppure un orizzonte». O come Antonio Pasquale, executive chef di una catena di ristoranti dove lavorano circa 140 persone, e dove 60 dipendenti sono già stati messi di nuovo in cassa integrazione, e lui è sospeso per 25 giorni «con tutto quello che avevamo investito per sanificare i locali». Fanno, infatti, anche i conti del costo per poter riaprire di circa 15 mila euro a locale.

Giorgio Catalano, titolare de «Il Piccolo diavolo» in piazza Cola di rienzo, famoso per i suoi aperitivi spiega che «i due terzi del lavoro sono proprio alle 18 in poi: con gli incassi di questi giorni non riusciamo a coprire nessun costo fisso». E Marie di Villa Marta ammette sconsolata «noi non stiamo lavorando da mesi». Fra di loro anche il nuovo direttore della Confcommercio di Roma, Romolo Guasco che afferma: «Molti negozi anche di abbigliamento o di generi vari chiudono dopo le 18 perché non c’è più movimento» e annuncia la richiesta di chiarimenti alla Regione «per chi consegna cibo dopo la mezzanotte. Ci sono state multe, ma qualcuno che lavora di notte deve poter avere qualche genere di conforto».