ATTUALITA'NEGOZI

«Ecco perché i negozi per bambini hanno riaperto prima»

Napoli 14-04-2020 emergenza Coronavirus (COVID-19) apertura parziale per i negozi di abbigliamento per bambini solo per il martedì e venerdì nella foto il egozioFrancesco Martone di corso Umberto si prepara per la vendita (Newfotosud)

Prima di tutto le tute, sia per maschi che per femmine, pantaloni e felpe comode. Poi tshirt e bermuda, nulla di marino, perché le vacanze sono un miraggio lontano. Le prime ore di riapertura dei negozi di abbigliamento per bambini hanno registrato, da Milano a Roma, segnali netti e concordanti: bisogno di abbigliamento da casa, voglia di shopping “reale” ma allo stesso tempo qualche incertezza di entrare dentro ai negozi in carne ossa

L’«invito» a non andare in negozio

«Ieri sera, quando il Governatore Fontana ha confermato il via libera all’apertura dei negozi di abbigliamento per bambini, ho deciso di riaprire anche il mio – spiega Barbara Mezzanotte, proprietaria del negozio milanese Mezzanotte Store -: alle 7.30 ho fatto arrivare l’impresa di sanificazione e alle 10 ho aperto la porta». La cautela è stata però massima. «Sui social ho invitato a non venire in negozio, ma di cogliere l’occasione per telefonare e fare ordini a distanza: stando in boutique ho potuto consigliare meglio su taglie e colori e anche vestibilità». L’idea di far riaprire i negozi di abbigliamento per bambini è stata pensata soprattutto per i neonati e per le mamme che con il bambino in fasce non sanno più cosa fargli indossare: le settimane passano e i centimetri si allungano. «Piano piano però è diventata un’esigenza anche per i bambini più grandi, che dopo un mese a casa si sono ritrovati con pigiami, biancheria e abiti fuori taglia». Il futuro è tutto da immaginare: «il mio negozio è grande 50 metri quadrati, sto rifilettendo di trasformarlo in un atelier su appuntamento, per dare un servizio più personalizzato ed evitare inutili attese, magari prenotando l’ingresso al negozio».

Un messaggio di incoraggiamento

Anche a Roma i negozi di abbigliamento per bambini hanno riaperto quasi in sordina, eppure con qualche ordine sorprendente. «Ci hanno chiesto degli abiti per prime comunioni e cresime: ma la maggior parte degli acquisti sono stati al telefono, clienti fissi che si informavano se avevamo riaperto e che cercavano di capire quando era il momento migliore per venire a farci visita», spiegano al negozio «I Vippini» di via Fontanella Borghese, dove ieri anche la BBC ha fatto visita per capire cosa significa fare shopping oggi in Italia, all’epoca del coronavirus. «Siamo in centro e da noi mancano soprattutto gli stranieri: ora le vie sono svuotate, ma noi abbiamo scelto di dare un segnale di vitalità riaprendo». La maggior parte delle richieste sono arrivate dalle neomamme, quelle che hanno partorito a gennaio: ma ancora c’è “timidezza” all’acquisto e nonostante i commercianti di altre categorie merceologiche guardino con un pizzico di invidia la riapertura dei negozi per bambini, chi ha potuto alzare di nuovo la saracinesca e ricominciare a vendere non si sente un«privilegiato». «C’è molta diffidenza, noi stessi siamo spaventati », spiega Barbara Mezzanotte – : l’unica vera possibilità in più che abbiamo rispetto ai negozi degli adulti è quella di poter sfuggire al diktat della stagionalità: non ci sarà nulla di male se a un bambino il prossimo anno venderemo un capo bellissimo, ma della scorsa stagione. In qualche modo noi possiamo riciclare».