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CLAMOROSO, LA CREMONESE ELIMINA ANCHE LA ROMA.

I lombardi passano all’Olimpico con il rigore di Dessers e l’autogol di Celik e conquistano una semifinale (contro la Fiorentina) che mancava dal 1987. La rimonta giallorossa si ferma al gol di Belotti nel recupero.

Dopo il Napoli, la Cremonese fa fuori a sorpresa anche la Roma. Che in realtà – rispetto ai partenopei negli ottavi – ci ha messo anche molto del suo, giocando una partita orrenda e meritando di lasciare in anticipo la Coppa Italia. A marchiare il 2-1 dei lombardi un rigore di Dessers e un autogol di Celik, in un Olimpico ancora una volta pienissimo (60.557 spettatori, ventesimo sold out stagionale dei giallorossi), mentre a nulla è servito il gol finale di Belotti. Per la Roma sfuma così il primo obiettivo stagionale, per la Cremonese c’è una semifinale storica, traguardo raggiunto una sola volta nella sua storia. Era il 1987: ko contro l’Atalanta.

MAI COSÌ BRUTTA

Centosettantuno giorni dopo la sua ultima volta ufficiale (che poi è stata anche la prima), si rivede Gini Wijnaldum, anche se solo in panchina. Per l’olandese un’iniezione di fiducia, per Mourinho una dolce speranza. Anche perché quello che vede in campo nei primi ’5′ è quanto di peggio si possa vedere. Una Roma bruttissima, sconclusionata, mai capace di impostare un’azione degna di nota, se non solo un lancio di Cristante per Tahirovic (al 13’), il cui tiro al volo è respinto in angolo da Sarr. Per il resto il buio più completo: Celik è inguardabile, Tahirovic sbaglia tutto il resto, Belotti e Volpato davanti sono impalpabili e Kumbulla compie il patatrac. Il vantaggio della Cremonese nasce infatti da un clamoroso errore in disimpegno del difensore albanese: Dessers va via da solo, Rui Patricio l’atterra in aria, rigore dell’attaccante belga (con passaporto nigeriano) e vantaggio ospite. Con la Cremonese che poi si era messa lì, con una difesa a tre che spesso diventava a 5, quasi incredula di tanta inconsistenza giallorossa. Così tanta che lo stesso Mourinho lascia il campo prima del 43’, per andare diretto negli spogliatoi e provare a raddrizzare la situazione.

Così nell’intervallo la Roma si ripresenta in campo con Matic, Smalling, Zalewski e Dybala, passando al 4-2-3-1. Ballardini invece mette Valeri (per allungare la linea difensiva e 5) e un contropiedista come Okereke, per provare a far male negli spazi. E già al 3’ la Cremonese fa 2-0, con un autogol goffo di Celik su tiro di Pickel destinato ad uscire. El Shaarawy ci prova un paio di volte da fuori, va dentro anche Abraham, Ibanez sfiora il gol di testa, poi Sarr dice di no sulla rovesciata di Pellegrini e Belotti manda alto di testa. Insomma, la Roma reagisce soprattutto di nervi, ma almeno ora nei giallorossi c’è un po’ di elettricità. Anche perché dal punto di vista tattico è saltata qualsiasi logica. Così il pallone giusto per riaprire la partita ce l’ha Smalling, che però lo sciupa fuori non si sa neanche come. Quindi è Abraham (fischiato un fuorigioco che non c’è) a colpire il palo con la porta spalancata. Arriva anche il secondo rosso alla panchina giallorosso (a Foti, in precedenza era toccato a Rapetti), Benassi e Ghiglione dall’altra parte mettono paura a Rui, ma oramai si va a vanti così, a scossoni. Con Okereke che sfiora a giro anche il 3-0. In pieno recupero, poi, il gol della bandiera di Belotti e una protesta di Dybala in area di rigore. Finisce così, con la Roma fischiata dall’Olimpico e la Cremonese in festa.